BB

>4pediatriapa Seguici su Facebook //12 Novembre Giornata mondiale contro la Polmonite // 14 Novembre Giornata mondiale del diabete // 17 Novembre Giornata mondiale dei nati prematuri // 20 Novembre Giornata universale del bambino //div>

16/02/11

I n f e rm i e re e O.S.S.: una collaborazione da costruire

                                      I n f e rm i e re  e  O.S.S.: una collaborazione da costruire
D  a  v  v  e  ro  difficile  e  lunga  la  fase  di  superamento  del
mansionario!  Il dubbio amletico  è: Essere o non  essere
infermiere. Non è più rimandabile la presa di coscienza
della nuova  identità  professionale  indicata  dalle  leggi
739/94, 42/99, e 251/00.
È necessario avere un  ruolo attivo nel  rapido processo
di cambiamento della sanità. La nascita di una nuova
figura,  l’operatore  socio-sanitario  (O.S.S.), alla  quale
vengono attribuite anche competenze e attività di assi -
stenza diretta, insieme alla sempre più grave carenza di
infermieri crea preoccupazione.
A pagina 2 un’intervista a Gianfranco Cecinati, a pagi -
na 3 un  commento di Laura Adami,  a  pagina  8  una
descrizione  dei  diversi  profili  di  operatore  utilizzati  in
ambito socio-sanitario curato da Luciana Coen, Anna -
lisa Mannocci e Maristella Mencucci.
 
SCARICA LEGGI  PDF
 

Anemia di Fanconi

Anemia di Fanconi 
È una malattia ereditaria a trasmissione autosomica recessiva caratterizzata da:
bassa statura
pancitopenia
malformazioni varie
iperpigmentazione cutanea
La base patogenetica della malattia è una particolare fragilità dei cromosomi con rotture e riarrangiamenti che spiegherebbero le malformazioni quando si verificano nella vita intrauterina e le altre manifestazioni quando si manifestano dopo la nascita.
Queste alterazioni potrebbero dipendere da una alterazione dei processi di riparazione del DNA.
Clinica
Al momento della nascita sono presenti malformazioni che possono riguardare SNC, occhio, scheletro, rene, cuore e genitali.
Verso i 4-5 anni compaiono le alterazioni ematologiche: dapprima piastrinopenia, quindi anemia ed infine granulocitopenia.
Inizialmente si ha una aumentata proliferazione midollare (fase iperigenerativa) fino all’esaurimento midollare (fase iporigenerativa).
I soggetti affetti inoltre presentano una aumentata suscettibilità allo sviluppo di neoplasie (leucemie acute o neoplasie epatiche).
La prognosi è infausta: la maggior parte dei pazienti muore prima dei 20 anni.
Diagnosi

13/02/11

Il dolore fisico diminuisce guardando la parte sofferente

                                 Il dolore fisico diminuisce guardando la parte sofferente
Il dolore fisico diminuisce se si guarda la parte del corpo sofferente. Ad assicurarlo sono il team di ricercatori dell'University College di Londra e dell'Università di Milano-Bicocca, diretto dalla dottoressa Flavia Mancini e dal professor Patrick Haggard.
Lo studio- i cui risultati sono stati pubblicati su "Psychological Science"- ha preso in esame 18 volontari, per mettere in luce il legame esistente tra tatto e dolore e il modo in cui il cervello recepisce e modifica le informazioni basate sul corpo. I ricercatori hanno preso in esame 18 volontari a cui è stato applicato sulla mano sinistra una sonda termina, la cui temperatura veniva aumentata gradualmente fino al momento in cui il soggetto percepiva dolore.
L'esperimento ripetuto in diverse condizioni ha messo in evidenza che la percezione del dolore era minore se i soggetti potevano guardarsi la mano riflessa in uno specchio. In particolare, potevano sopportare una temperatura di tre gradi superiore rispetto al caso in cui la visione dell'arto era impedita da una barriera di legno.  L'esperimento è stato ripetuto anche utilizzando degli specchi concavi o convessi. Con uno specchio concavo- che rimandava un'immagine ingrandita- i soggetti riuscivano a sopportare un dolore maggiore, mentre con lo specchio convesso- che rimandava un'immagine inferiore- la soglia di percezione del dolore era inferiore.
"L'immagine che il cervello mostra del nostro corpo- afferma la dottoressa Mancini- ha una forte correlazione sul livello del dolore e anche il modo stesso in cui il nostro corpo viene rappresentato influenza la percezione del dolore". Concetto ribadito anche dal professor Haggard "Il nostro interesse si è focalizzato sul rapporto fra l'esperienza del dolore e la rappresentazione che il cervello fa del proprio corpo e abbiamo dimostrato che esiste un'interessante interazione fra i sistemi visivi del cervello e quelli del dolore".