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14/10/12

La gestione della febbre nel bambino

La gestione della febbre nel bambino

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La febbre non è una malattia, ma una difesa naturale del corpo che reagisce all'attacco di una malattia: l'aumento della temperatura aiuta a distruggere i germi. La temperatura corporea può variare da persona a persona e, soprattutto nei bambini, si può avere un aumento transitorio in seguito a sforzi, ingestioni di pasti o bevande calde, riscaldamento eccessivo dell'ambiente.

La febbre è molto frequente nel bambino, ma spesso non si sa come affrontarla in modo efficace. Soprattutto, ancora oggi sono diffuse alcune false credenze, ad esempio che la febbre faccia crescere il bambino, o che sia fondamentale coprirlo molto e non consentirgli di uscire di casa.
Per il febbrone solo acqua tiepida
È vivace come al solito, scherza e gioca allegramente, non piagnucola né si lamenta di alcun fastidio o dolore, e anche il suo appetito è quello abituale. Insomma, il nostro bambino sembra proprio godere di ottima salute. Eppure, la sua fronte all'improvviso scotta e se proviamo a misurargli la temperatura, la colonnina di mercurio del termometro sale molto velocemente. Cosa sta succedendo? Come bisogna comportarsi? È il caso di allarmarsi oppure no?
Scompare senza lasciare tracce
Episodi di febbri improvvise, con temperature anche elevatissime, che durano al massimo una settimana, sono molto frequenti nei bambini piccoli. E capita soprattutto dal momento della nascita fino ai due-tre anni d'età. L'elemento principale che contraddistingue questo tipo di febbre è la completa assenza di altri sintomi. Un'altra caratteristica è la velocità con cui si manifesta la febbre che, nella maggior parte dei casi, scompare senza lasciare traccia.   
Passa tutto al massimo in una settimana
L'aumento della temperatura segnala sempre la presenza di una infezione, cioè di un attacco sferrato ai tessuti del corpo da parte di microrganismi esterni. Non deve trarre in inganno il fatto che la febbre non sia accompagnata da altri sintomi e scompaia senza far ricorso a cure o farmaci specifici. Nella gran parte dei casi, infatti, ci si trova di fronte a infezioni definite "autorisolventi" che cioè guariscono da sole prima ancora di far sentire tutti i loro effetti: la febbre resta l'unica dimostrazione di una malattia di cui non si conoscerà mai la vera natura.
Cosa fare
I primi due giorni dal momento della comparsa della febbre sono di osservazione. Infatti, l'unico compito che spetta ai genitori è quello di controllare spesso la temperatura del bambino, in modo da mantenerla sempre entro i valori accettabili e comunque al di sotto dei 39 gradi interni (cioè significa che la temperatura deve essere misurata per via rettale), soprattutto per evitare la comparsa di convulsioni febbrili (si tratta di contrazioni involontarie dei muscoli) e - in casi estremi - la possibilità di danni al cervello. 
Dopo i tre mesi. Se il bimbo ha più di tre mesi, si deve cominciare ad intervenire quando la temperatura del corpo raggiunge i 39 gradi interni.
Nei lattanti. Con i lattanti e i neonati fino ai tre mesi di vita, invece, è meglio agire prima, e cioè già con una temperatura di 38,5°.
I metodi migliori per abbassare la febbre sono quelli cosiddetti fisici: bisogna tenere il bambino al fresco con pochi vestiti addosso e sottoporlo a spugnature di acqua tiepida o bagnetti sempre con acqua ad una temperatura compresa tra i 29 e i 32 gradi.
I farmaci solo su consiglio medico
Solo se le spugnature non danno alcun risultato si può somministrare al bambino, su indicazione del pediatra, un farmaco antipiretico (antifebbrile) a base di paracetamolo, meglio se in gocce o sciroppo, in dosi proporzionali al peso del bimbo.
All'inizio, è meglio provare a somministrare una quantità di medicinale inferiore alla dose massima consigliata, per poi aumentarla gradualmente se la febbre non scende. Questo perché gli antipiretici hanno effetti collaterali e soprattutto tendono a ridurre i sintomi delle malattie. Per lo stesso motivo, la febbre non dovrebbe mai essere eliminata completamente, ma solo mantenuta sotto i 39 gradi.
L'intervento del pediatra
Quando la febbre alta fa la sua comparsa in un bimbo è sempre il caso di avvisare il pediatra. Se ha meno di 3 mesi, bisogna farlo subito, anche se la febbre supera appena i 38 gradi interni.
Oltre questa età e fino ai 2-3 anni, si può anche aspettare ventiquattro ore prima di ricorrere al medico, a meno che la temperatura non oltrepassi la soglia dei 40 gradi.
Dopo 4-5 giorni, al massimo una settimana di temperatura alta, il pediatra decide in genere di indagare sulle cause della febbre, consigliando una serie di analisi.
L'esame delle urine (che segnala tra l'altro una possibile disidratazione) la ricerca colturale (cioè la verifica di una eventuale presenza batteri) tramite un tampone faringeo si possono effettuare nello studio del medico con test rapidi. Quindi, si può passare ad altre indagini, come la Ves (velocità di eritrosedimentazione del sangue, cioè la capacità del sangue di coagularsi) l'emocromo (la conta delle cellule del sangue) oppure l'urinocoltura (la ricerca dei batteri nell'urina del bambino). 
Leggende metropolitane: la febbre fa crescere
La credenza popolare ha da sempre circondato queste febbri di un alone quasi magico. Secondo una tradizione difficile da sconfiggere, la temperatura alta e che scompare da sola nel giro di due-tre giorni aiuta il bambino a diventare più alto, tanto da essere definita "febbre di crescita".
È ovvio che la crescita, in realtà, è influenzata da fattori normali che nulla hanno a che vedere con la febbre. Ma, durante la malattia, innesca un meccanismo che in effetti agisce anche sulla statura del piccolo.
Quando il bambino è malato resta a letto, disteso, per diversi giorni. I dischi intervertebrali della spina dorsale (i cuscinetti posti tra una vertebra e l'altra) iniziano ad accumulare liquidi prodotti dall'organismo e si gonfiano. Questo perché non c'è il peso del corpo a tenerli schiacciati.
Ecco perciò che quando il bambino si alza sembra cresciuto. Ma nel giro di pochi giorni, riprendendo la posizione eretta e i movimenti, i cuscinetti si sgonfiano e il bambino torna alla statura di prima.
Come si usa il termometro
Il metodo rettale è il più efficace e soprattutto il più veloce per misurare la temperatura a un bambino piccolo. È sufficiente infatti inserire la parte lubrificata (non più di 2,5 centimetri) del termometro nell'ano per 4 minuti (2 minuti se si utilizza il modello rettale).
Due le posizioni in cui tenere il bambino: disteso a pancia in giù sulle gambe della mamma, con una sua mano poggiata sulla schiena per impedirgli movimenti repentini, oppure sdraiato sul dorso con le gambe unite e sollevate.
Con i bambini più grandi si può provare anche con la misurazione ascellare: bisogna prenderli in braccio e tenere il termometro ben stretto tra il braccio e il tronco per 5 minuti.
Meglio evitare di prendere la temperatura orale per l'eventualità che il bambino possa rompere il termometro mentre lo tiene sotto la lingua.
Molto utili possono essere anche le strisce da applicare sulla fronte che danno un'indicazione immediata della temperatura del bambino, ma non una sua misurazione esatta: se la striscia segnala la presenza di febbre, è meglio indagare più a fondo utilizzando un termometro a mercurio.
Tenetelo poco coperto
Se si sospetta che il bambino abbia la febbre, la prima cosa da fare è misurargli la temperatura e annotare il risultato. Dopo venti minuti circa bisogna ripetere la misurazione in modo da sapere di quanto la temperatura è variata: se è aumentata di un grado o più, occorre avvisare il medico  immediatamente.
Quando la temperatura del corpo raggiunge i 39 gradi interni è il momento di intervenire. Bisogna portare il bambino in un ambiente ben areato, possibilmente nella stanza più fresca della casa, e alleggerirlo il più possibile: anche in inverno un bambino con la febbre non deve essere coperto con più di una camicia di cotone
Se ha voglia di riposare nel suo lettino, dovrà essere coperto solo da un lenzuolo leggero e mai con coperte di lana o piumini.
Le spugnature di acqua tiepida (tra i 29 e i 32 gradi) sono il metodo migliore per abbassare la temperatura: si deve impregnare una spugna da bagno (vanno benissimo anche un asciugamano o un fazzoletto di cotone) con l'acqua e quindi passarla su tutto il corpo del bambino premendo leggermente.
Se la temperatura è molto elevata, alle spugnature è meglio preferire il bagno in acqua tiepida, che ha un effetto molto più immediato: basta immergere il bambino nell'acqua per pochi minuti, fino a quando la febbre non scende.
Attenti a non utilizzare acqua troppo fredda oppure alcool: hanno infatti la proprietà di restringere i vasi sanguigni, cioè vene e arterie, riducendo quindi la perdita di calore e aumentando la temperatura (il cosiddetto "effetto rebound").
Solo se i metodi fisici non sono sufficienti a far scendere la temperatura si deve passare a quelli farmacologici, cioè alla somministrazione di antipiretici (antifebbrili).
È importante inoltre che il bambino beva molto, perché la febbre provoca disidratazione, cioè perdita di liquidi. La cosa migliore è offrirgli spesso, a intervalli regolari, quantità di acqua (possibilmente zuccherata), succhi di frutta, spremute o comunque sostanze liquide.
Il bambino con la febbre che non supera i 39,5 gradi interni può anche uscire di casa, in qualsiasi stagione e con qualsiasi tempo atmosferico. A maggior ragione se deve andare dal pediatra: lo studio del medico è il posto più adatto per valutare lo stato di salute del bambino, ed è sempre più vantaggioso essere controllati tempestivamente piuttosto che perdere tempo in attesa della visita a domicilio.
Fonte: http://www.contesti.eu/medicina/la-gestione-della-febbre-nel-bambino-1.










































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