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24/02/11

Carta dei diritti del malato

nightingale-florence2Carta dei diritti del malato
 
La Repubblica Italiana tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo ed interesse della collettività.
La tutela della salute deve avvenire nel rispetto della dignità e della libertà della persona umana, utilizzando  le
risorse disponibili secondo criteri di equità, efficienza ed efficacia.
Il malato è al centro dell’organizzazione sanitaria, quindi deve essere in ogni modo agevolato nella fruizione dei
servizi garantendogli in primo luogo informazioni semplici e complete sui propri diritti e doveri.
La Carta dei Diritti del Malato ripropone e riassume principi già normati dalle leggi vigenti: non introduce, né
potrebbe introdurre obblighi ulteriori, limitandosi a richiamare in linguaggio accessibile una serie di principi, di
diritti e di doveri, chiamando in causa, in un’ottica di collaborazione e corresponsabilizzazione, tutti i diversi a-
tori del sistema sanitario, ciascuno nel proprio ruolo. 
Fonti principali della Carta dei  Diritti del Malato sono: Carta Costituzionale –  Legge833/78 – D.Lgs. 502/92 –
Legge Reg. 48/88   - Legge Reg. 16/86 – Legge 675/96 – D.P.R. 270/00 (Convenzione coi Medici di Medicina
Generale) – Direttive comunitarie –  

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23/02/11

Chi è l'Infermiere

nightingale-florence2Chi è l'Infermiere

L'infermiere è il professionista sanitario responsabile dell'assistenza infermieristica.
L'assistenza infermieristica si realizza attraverso interventi specifici, autonomi e complementari di natura intellettuale, tecnico-scientifica, gestionale, relazionale ed educativa. Le principali competenze e attività dell'infermiere riguardano dunque l'assistenza ai malati e ai disabili di tutte le età, la prevenzione delle malattie e l'educazione sanitaria.

L'assistenza infermieristica è una professione sanitaria dell'area delle scienze infermieristiche.
L'infermiere pertanto svolge con autonomia professionale le attività dirette alla prevenzione, alla cura e alla salvaguardia della salute individuale e collettiva; espleta le funzioni e ha le sue basi:
Profilo professionale norme che definiscono l'infermiere come unico responsabile dell'esercizio dell'assistenza infermieristica
codice deontologico che è la base del gesto professionale, della professionalità e del rispetto della persona.
Formazione e Pratica assistenziale i quali abilitano all'esercizio della professione.
L'infermiere partecipa all'identificazione dei bisogni di salute della persona e della collettività, in stretta collaborazione ed interazione con la Persona e la Famiglia, al fine di individuarne le potenzialità residue di collaborazione all'evento assistenziale.
L'infermiere dall'accurata analisi dei dati raccolti formula, per ogni attività di vita\categoria di bisogni, le diagnosi infermieristiche e formula i relativi obiettivi; pianifica, gestisce e valuta l'intervento assistenziale infermieristico; garantisce la corretta applicazione delle prescrizioni diagnostico-terapeutiche; agisce sia individualmente che in collaborazione con gli altri operatori sanitari e sociali avvalendosi ove necessario dell'opera del personale di supporto. Educa la Persona, la Famiglia e gli educatori preposti alla salvaguardia della salute. Forma gli studenti ed i neo assunti nel rispetto delle competenze ed in accordo alle unità didattiche dei curricula formativi. Per obbligo etico e professionale si impegna al proprio aggiornamento professionale e rende disponibile le conoscenze acquisite per arricchire il bagaglio culturale del corpo professionale.

Florence Nightingale, concepiva il bisogno come necessità di controllare i fattori ambientali per garantire la salute
Hildegard E. Peaplu, ha concepito un processo interpersonale dove sia il paziente che l'infermiera hanno un ruolo ugualmente importante nell'interazione terapeutica, dando massima attenzione sotto l'aspetto psicologico del paziente
Lydia Hall, dichiara che il bisogno delle persone di cure infermieristiche qualificate aumenta man mano che diminuisce il bisogno di cure mediche
Virginia Henderson, dichiara che bisogna aiutare il paziente in modo che diventi autonomo e comprenda i meccanismi che lo rendono indipendente
Dorothea Orem, dichiara che l'infermiere debba intervenire solo in situazioni in cui il paziente non sappia gestire a se stesso
Faye Glenn Abdellah, si basa sul mantenimento ottimale di alcuni aspetti e tematiche
Joyce Travelbee, punta la sua teoria sul rapporto umano
Jean Watson
Evelyn Adam, basa la sua teoria sulla predisposizione, attuazione e valutazione del piano assistenziale.
Ernestine Wiedenbach, dichiara che l'azione infermieristica deve essere caratterizzato dalla solidarietà, dall'abilità e dalla comprensione verso una persona bisognosa di assistenza sanitaria.

Il passato

"Il prendersi cura" è stato un compito assolto quasi esclusivamente dalla donna che sin dall'era preistorica attraverso l'uso di erbe medicinali cercava di aiutare l'organismo a superare le problematiche di salute, di alimentazione, di crescita, di supporto psico-fisico.
In tutte le culture mondiali la donna è sempre stata una figura accanto alla persona sofferente. nei secoli successivi, il potere che acquisiva la donna-curante fece sì che esse fossero ingiustamente accusate di stregoneria ed i segreti delle cure passarono ai medici - rigorosamente uomini. La donna continuò l'accudimento ma senza capacità decisionale. era la carità che veniva esercitata dalle dame, nobildonne, suore,ecc..
Nel XIX secolo si deve a Florence Nightingale e alla sua solida cultura scientifica e umanistica il riconoscimento del ruolo fondamentale dell'igiene nella cura del malato e la gestione di tutti i bisogni di salute della Persona. Le infermiere anglo-sassoni elaborarono le teorie infermieristiche che hanno rivoluzionato l'approccio all'assistenza infermieristica e arricchito di un corpo di conoscenze tali da determinare l'approdo formativo alle università.
Dal 1976, per diventare infermiere, allora denominato Infermiere Professionale, era sufficiente frequentare un corso professionale di tre anni con programma didattico riconosciuto dall'Unione Europea al quale si poteva accedere con una scolarità di 10 anni (biennio di scuola media superiore).
Con legge del 19 novembre 1990, n. 341 - Riforma degli ordinamenti didattici universitari - Gazzetta Ufficiale 23 novembre 1990, n. 274, viene istituito, il “diploma universitario di primo livello in Scienze infermieristiche”.
Segue un breve periodo di transizione tra il vecchio e il nuovo ordinamento didattico, ma nel '92, grazie al Decreto legislativo del 30 dicembre 1992, n 502 - Riordino della disciplina in materia sanitaria - Gazzetta Ufficiale 30 dicembre 1992, n. 137, viene sancito il definitivo passaggio alla formazione universitaria. Diventa requisito obbligatorio il diploma di scuola secondaria superiore di secondo grado. Il titolo rilasciato al termine del corso è un “diploma universitario”.

BAMBINO IMMIGRATO

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BAMBINO IMMIGRATO - una sfida per gli infermieri di pediatria

Negli ultimi dieci anni il fenomeno della globalizzazione ha coinvolto sempre più la vita quotidiana degli Europei. L'Unione Europea sta includendo sempre più paesi e sta abbattendo le frontiere che da molto tempo limitavano il libero flusso di persone. Inoltre l'immigrazione dal Nord Africa  e dalle regioni settentrionali dell'Asia verso l'Europa Meridionale, ed in particolare verso l'Italia, sta costantemente aumentando. Gli Europei stanno sperimentando solo negli ultimi anni quello che altri paesi, come gli USA, conoscono già da molto tempo, ovvero la necessità di trasformarsi in una società multiculturale. L'integrazione tra le culture, le tradizioni e le religioni degli immigrati nel contesto europeo si è mostrata difficoltosa, a causa delle differenze nel modo di vivere, nei valori, nelle abitudini alimentari, nello stile di vita, nell'educazione e nel rapporto uomo-donna. Queste differenze portano spesso ad uno stato di isolamento degli immigrati, che cercano rifugio all'interno di un confine che li separa dalla società circostante. All'interno di tale confine viene valorizzato il paese d'origine ed i suoi valori fondanti. Allo stesso tempo gli immigranti devono anche affrontare spesso la presenza di molti pregiudizi da parte dei paesi che li ospitano. Nell'ambito dell'assistenza sanitaria, il rapportarsi con clienti di diverse culture ed etnie rappresenta un'importante sfida per i professionisti infermieri, i quali sono chiamati a dimostrare competenze professionali-relazionali in ogni circostanza ed attraverso ogni cultura.
Il quadro teorico dell'infermieristica transculturale è stato sviluppato per supportare gli Infermieri in questa importante sfida. Questa teoria è stata applicata con successo in quei paesi dove culture diverse convivono insieme da molto tempo. In Italia,paese multietnico soltanto di recente, l'infermieristica transculturale è un concetto relativamente nuovo ed i curricula dei corsi di laurea in Infermieristica solo sporadicamente dedicano spazio all'argomento. Questo fa si che la maggioranza degli infermieri italiani si trovano nella condizione di assistere dei pazienti stranieri senza avere il background ed il supporto derivanti da una struttura teorico-concettuale. Tale situazione può determinare il rischio di erogare un'assistenza infermieristica non rispettosa del background religioso e culturale dei pazienti curati. Questo può inoltre dare luogo sia ad un'un'appropriatezza ed a un'inadeguatezza dell'assistenza infermieristica, sia ad un senso di impotenza e frustrazione per gli Infermieri a motivo delle difficoltà nel processo comunicativo.