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17/04/11

sindrome di Cornelia De Lange

La sindrome di Cornelia De Lange: una malattia rara ma non impossibile

La Malattia di Cornelia De Lange detta anche di Brachmann è una sindrome genetica rara, che si presenta con una serie di malformazioni di vario genere, scoperta intorno agli anni trenta, da una pediatra olandese (Cornelia De Lange) e da un medico tedesco (Brachmann). Ad oggi non si conosce con precisione l’incidenza della malattia, in media si presenta 1 caso su 20000, secondo una recente casistica Inglese condotta da M.Ireland; ciò è sicuramente dovuto anche all’esiguità di dati diagnostici, alla mancata diagnosi resa più difficile dalla molteplicità dei sintomi.

I principali sintomi della Sindrome di Cornelia De Lange si manifestano già nella vita intrauterina con uno scarso accrescimento, per rendersi evidente  nella vita post-natale, con un basso accrescimento ponderale. Uno dei sintomi principali è la microcefalia, cioè una circonferenza cranica ridotta, a causa delle mutazioni riscontrabili nel corso dello sviluppo del cranio. Un altro sintomo inequivocabile è l’asimmetria del viso, in particolare da riscontrarsi nella bocca e nella forma triangolare del naso.

In molti soggetti affetti dalla Sindrome le estremità degli arti, in particolare le mani sono piuttosto piccole, in alcuni casi poco sviluppate. L’irsutismo è un ulteriore caratteristica, che in particolare si evidenzia sulla fronte a livello dell’attaccatura del cuoio capelluto, a livello dell’avambraccio e della regione sacrale. In casi diversi si possono riscontrare problemi ad apparati quali quello genito-urinario, gastroenterico e cardiaco, in forma di malattie secondarie o associate.

La Sindrome di Cornelia De Lange coinvolge lo sviluppo dell’organismo ed in particolare anche delle aree cerebrali deputate alla funzione cognitiva, infatti spesso si presenta un ritardo mentale, variabile a seconda della gravità della malattia. Il ritardo riguarda spesso l’area linguistico-funzionale mentre l’aspetto legato alla comprensione è intatto, anzi favorisce la riabilitazione  e l’apprendimento.

Fino al 2004 le cause genetiche di questa sindrome erano sconosciute, fin quando non sono stati identificati tre geni importantissimi in quanto coinvolti nel meccanismo di replicazione del DNA, durante lo sviluppo e probabilmente implicati anche in altri processi patologici. Il primo gene scoperto è stato NPBL, successivamente sono stati individuati SMC1A ed SMC3. Questi geni sono coinvolti nella replicazione del DNA, in quanto formano un complesso in grado di regolare la sintesi della coesina, una proteina che tiene unite le catene del DNA, per consentire la divisione in cromatidi. Quando sono mutati questi geni tendono a formare prodotti in grado di  legarsi al DNA, interferendo con la trascrizione dei geni per la coesina.

La coesina svolge un ruolo importante anche nella patogenesi di alcuni tumori, pertanto questi studi non solo hanno messo in luce una nuova scoperta ma hanno aperto la strada per lo sviluppo di una terapia mirata, volta a contrastare l’errore, che determina un danno nello sviluppo delle strutture anatomiche, che si traduce nella sindrome e nei suoi sintomi. Inoltre potrebbe essere il punto di partenza per  nuove terapie  antitumorali.

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