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11/10/10

COMPLESSITA' ASSISTENZIALE E CARICHI DI LAVORO

COMPLESSITA' ASSISTENZIALE E CARICHI DI LAVORO        come misurarli

Un sistema per misurare il carico di lavoro e la complessità dei pazienti e per determinare il livello ottimale di intensità assistenziale:

IL METODO RAFAELA


Rauhala A, Fagerstrom L. Determining optimal nursing intensity: the RAFAELA method. J Adv Nurs. 2004;45:351-9

Uno dei problemi più sentiti da noi infermieri è senz'altro quello di far risultare l'assistenza che svolgiamo, cioè di rendere oggettivamente quantificabile il nostro carico di lavoro quotidiano. Senza uno strumento per misurare l'intensità del nostro lavoro non possiamo infatti dimostrare il lavoro assistenziale erogato, e quantificare l'assistenza prestata. Ad ognuno di noi è capitato almeno una volta di avere l'impressione che mentre il lavoro di altre professioni sanitarie è visibile e quantificabile - come ad esempio il numero di esami fatto da un tecnico di laboratorio o di radiologia - la nostra attività sfugga alla possibilità di essere misurata in modo appropriato. Spesso abbiamo la chiara percezione di lavorare sotto una pressione eccessiva che non ci consente di erogare una assistenza qualitativamente accettabile. Non poter disporre di una misura del lavoro infermieristico ha delle conseguenze su tutte le decisioni gestionali che riguardano, ad esempio,


l'assegnazione degli infermieri ai diversi reparti, la definizione degli organici, le assunzioni. Ad esempio, in mancanza di uno strumento per misurare il carico di lavoro infermieristico, in molte realtà - ancora oggi - si continua ad assegnare gli infermieri ai reparti solo in base al numero dei posti letto di questi oppure in base a valutazioni contingenti o a impressioni soggettive.


Negli anni passati sono stati adottati modelli di misurazione del lavoro infermieristico basati sul calcolo del tempo che viene impiegato nel compiere le singole azioni che compongono l'attività assistenziale. Questi modelli hanno dato un importante contributo a sottolineare l'importanza di misurare il lavoro infermieristico, ma un loro limite era quello di non riuscire a tenere in considerazione la qualità dell'assistenza erogata. Oggi questi sistemi sono considerati superati: la letteratura infermieristica degli ultimi anni ha evidenziato che non si è riusciti, attraverso il computo del tempo, a definire uno strumento appropriato per la gestione delle risorse infermieristiche. La tendenza più recente della scienza infermieristica è quella di misurare il lavoro degli infermieri partendo dalla complessità assistenziale del paziente piuttosto che dalla quantità di tempo impiegato per assisterlo.
 Il gruppo EBN sulla complessità assistenziale (Silvia Boretti, Antonella Cipriani, Silvia Prunecchi, Francesca Grassi e Filippo Festini), si è posto il problema di trovare un sistema di misurazione del lavoro infermieristico basato sulla valutazione della complessità assistenziale dei pazienti supportato da sufficienti prove di efficacia ed a questo scopo è stata svolta una ricerca nella  letteratura scientifica infermieristica.

L'obiettivo che ci ha mossi è stato quello di trovare un sistema che consentisse al contempo una equa ripartizione del carico di lavoro tra gli infermieri, un uso economicamente conveniente delle risorse e la prevenzione di livelli eccessivi di stress sul lavoro.
La nostra ricerca ci ha portato a conoscere un sistema, sviluppato da un gruppo multidisciplinare di ricercatori finlandesi, scientificamente validato e pubblicato su numerose riviste scientifiche infermieristiche.
Questo sistema, denominato RAFAELA, è divenuto ormai lo standard di riferimento per tutto il servizio sanitario finlandese. Il 16 e 17 marzo scorsi una rappresentanza del Gruppo EBN ha compiuto una visita di studio ad Helsinki presso la sede dell'ufficio che si occupa di gestire il sistema per conto del sistema sanitario finlandese. Lì ha avuto modo di incontrare i ricercatori che hanno ideato il sistema (Anna Kaisa Rainio, infermiera e Auvo Rauhala, medico) e coloro che attualmente lo gestiscono, che hanno illustrato l'applicazione del metodo.


Il sistema Rafaela si compone di due elementi: in primo luogo, un sistema di classificazione della complessità assistenziale dei pazienti (Oulu Patient Classification, o OPC) in base a sei dimensioni assistenziali (secondo il modello teorico della Roper), per ciascuna delle quali l'infermiere valutatore dà un punteggio da 1 a 4 secondo le istruzioni contenute in un manualetto. Ogni paziente viene quindi classificato in base ad un punteggio da 6 (complessità assistenziale minima) a 24 (complessità molto elevata). La valutazione viene fatta di routine ogni giorno nel turno pomeridiano a tutti i pazienti ricoverati dall'infermiere che ha in carico ciascun singolo paziente. Sommando la complessità di tutti i pazienti di un reparto e dividendola per il numero di infermieri in servizio durante ciascun turno, si ottiene una prima misura dell'intensità di lavoro in un reparto, cioè la complessità assistenziale per infermiere.

L'altro elemento del sistema è un metodo di valutazione dell'intensità assistenziale di un reparto in rapporto ai bisogni assistenziali dei pazienti (PAONCIL). Si tratta di una valutazione che viene fatta per periodi di 1-2 mesi una-due volte l'anno. Alla fine di ogni turno gli infermieri devono indicare su una scala graduata da -3 a +3 in che misura gli infermieri hanno avuto la possibilità di soddisfare i bisogni assistenziali dei pazienti ricoverati: +3 significa che non hanno potuto soddisfare gran parte dei bisogni dei pazienti, -3 significa che hanno avuto a disposizione molto più tempo del necessario per soddisfare i bisogni dei pazienti. Il punteggio 0 significa che hanno avuto modo di offrire un'assistenza ottimale, avendo a riferimento i bisogni del paziente.  Attraverso un semplice procedimento statistico che confronta le misurazioni fatte con la classificazione della complessità assistenziale dei pazienti e la valutazione fatta dagli stessi infermieri sulla "pesantezza" del reparto, si arriva quindi a determinare il livello di complessità assistenziale "pro capite" (cioè, per infermiere) ottimale per un determinato reparto cioè -in buona sostanza- l'intensità assistenziale ottimale, data la sua attuale dotazione organica. Questa misurazione resta lo standard di riferimento fino alla successiva rilevazione (di solito ne vengono fatte una-due l'anno). In questo modo, con una misura del tutto oggettiva, è possibile vedere giorno per giorno quante volte in un anno gli infermieri di un reparto sono "in affanno", cioè stanno lavorando in modo da non poter dare un'assistenza di qualità, e quante volte invece sono in condizioni ottimali o al di sopra di esse. Questo, ovviamente, consente di stabilire in modo oggettivo l'organico da assegnare ai reparti, e programmare in modo adeguato la gestione del personale infermieristico.


Un aspetto che è particolarmente apprezzato dagli infermieri è la trasparenza del sistema: oltre ad essere loro stessi a determinare, con la loro valutazione professionale, i livelli di complessità dei pazienti e di adeguatezza dell'assistenza prestata, essi vengono informati mensilmente con dei report pubblici sulla situazione del proprio reparto e sanno quindi, in tempo reale, qual è stata l'intensità del loro lavoro in un dato periodo. L'adozione sperimentale di questo sistema nel nostro ospedale potrebbe fornire sia agli infermieri che al management aziendale un importante strumento di monitoraggio del carico di lavoro assistenziale.
 Scarica la traduzione italiana articolo Metodo RAFAELA
Silvia Boretti, Antonella Cipriani, Francesca Grassi, Filippo Festini, Silvia Prunecchi

FONTE:  http://www.infermieristicapediatrica.it/


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